Il mio London Calling

“Phoney beatlemania has bitten the dust”
40 anni fa avevo 16 anni.
40 anni fa usciva London Calling, il terzo album in studio dei Clash, il vinile più prezioso che ho.

london calling

“I’m all lost in the supermarket, I can no longer shop happily”
Uscì nel dicembre 1979, ma non lo comprai subito appena uscito. Ero in quarta superiore, il compagno di classe e amico di una vita Biccio mi aveva convertito dal progressive dei Genesis al punk dei Ramones, e nei primi mesi del 1980 comprai proprio tre dischi dei Ramones, oltre alla raccolta da 3500 Lire “Punk Collection”, Damn the Torpedoes di Tom Petty, e probabilmente anche Slow Train Coming di Dylan.

“It’s hateful. And it’s paid for. And I’m so grateful to be nowhere”
Abitavo a San Pietro In Casale a una ventina di chilometri da Bologna, compravo la rivista Popster (che poi si sarebbe chiamata Rockstar) dove scriveva un certo Red Ronnie, che faceva anche il dj alla discoteca Small e teneva una trasmissione a una scalcinata TV locale parlando di musica, seduto per terra con amici suoi.

“Say, where did I see this guy? In Red River? Or A Place in the Sun?”
Red Ronnie, era ritenuto un esperto di musica punk, in quanto i giornalisti musicali di allora non ne sapevano spesso una fava, e lui aveva intervistato a Londra gli Alternative TV e sapeva chi erano i Sex Pistols. Insomma avevano dato a lui l’incarico, o se l’era preso, di recensire London Calling quando venne distribuito anche in Italia.

“We will teach our twisted speech, to the young believers”
Era una doppia recensione (come l’album, doppio), in una parte ne parlava bene perché aveva intuito probabilmente anche lui che era un GRAN disco, nell’altra ne parlava male perchè “il punk era morto quando i Clash avevano firmato per la CBS” (una cazzata che possiamo paragonare oggi alle teorie sulle scie chimiche, o ai pericoli biologici della rete 5G, all’omeopatia).

“Who you’re lookin’ for? Jimmy Jazz, Jazz, Jazz, Jazz”
Fatto sta che i mesi passarono, all’Istituto Tecnico Agrario riuscivo a prendere 6 in Zootecnia e Zoognostica (grazie al compagno di banco Baldo che mi passava gli appunti), degli onesti 7 in Agronomia e Entomologia, e soprattutto mi pavoneggiavo di avere 8 in italiano (oh, era l’Agraria, erano di manica larga, l’ha frequentata negli stessi anni anche Luca Carboni, chissà che voto aveva lui). 

“Spanish bombs rock the province, I’m hearin’ music from another time”
Nel frattempo erano tornati i concerti rock in Italia, dopo un periodo di stasi dovuto agli incidenti ripetuti di contestazione, fino alle molotov sul palco. Tra i gruppi da ricordare che erano scesi coraggiosi in Italia, e anche in Emilia, c’erano i Police, i Ramones e i Motorhead: questi ultimi due gruppi con gli amici riuscii a vederli, al Palasport di Reggio Emilia e a quello di Bologna. (In realtà andai anche a vedere un concerto di Roberto Vecchioni, ma fate finta di niente, che non fa punk citarlo.)

“My baby drove up in a brand new Cadillac!”
La scuola a giugno finisce, promosso, non ho una ragazza, nè una mazza da fare per un po’ (poi inizierò un lavoretto estivo come operaio al Pastificio Corticella, ma non fa rock neanche questo), e ho una moto Gilera 125 rossa per gironzolare nella bassa bolognese (intorno non avevo i colli come i Lunapop), e probabilmente qualche soldo in tasca per la promozione. La benzina costava 500 lire al litro. Un disco nuovo circa 10.000.

“I went to the market to realize my soul”
Decido di fare un giro fino a Pieve di Cento, anche se a Bologna ci sono fior di negozi di dischi come Nannucci e Disco D’oro, in quel paesino vicino al mio c’è un negozio dove bazzica proprio Red Ronnie e si dice sia ben fornito. Casco integrale Nava, duemila lire di benzina, ho anche un bauletto, in un pomeriggio assolato.

“Well play it, Billy, play, An’ you will find, It is the right ‘em boyo”
É un viaggio di pochi chilometri, con poche Fiat 128 o 127 che passano lungo il rettilineo che in fondo vibra per il calore. La Gilera due tempi fa il suo casino metallico, il contagiri Magneti-Marelli oscilla epiletticamente impreciso, il manubrio vibra per l’assemblaggio scadente, scoprirò solo negli anni successivi quanto i giapponesi lavorino meglio con le motociclette.

“But I know there’ll be some way. When I can swing everything back my way”
Sono arrivato troppo presto, il negozio apre fra mezz’ora. Parcheggio e gironzolo nei dintorni, fa caldo e c’è poca gente in giro in paese. Mi siedo a un baretto all’ombra dei portici da paesino emiliano, con una gassosa e il casco nero ancora bollente seduto sull’altra sedia.

“Everybody smash up your seats. And rock to this brand new beat”
Quando apre il negozio la mia copia di London Calling di importazione è lì che mi aspetta, le diecimila lire spese meglio della mia vita passano di mano. É ora di tornare a casa.

I testi delle canzoni citate sono di Joe Strummer e Mick Jones, eccetto quelli tratti da canzoni suonate nel disco ma scritte da Clive Alphonso, Vince Taylor e da Jack Edwards con Danny Ray.
https://it.wikipedia.org/wiki/London_Calling

Ora ha una nuova banda
e un fazzoletto rosso e nero
quando attacca “I Fought the Law”
fa saltare il mondo intero.

Ma un tempo fu un bandito
bandito senza tempo
veniva con la pioggia
e se ne andava via col vento….

(The Gang – Bandito senza tempo)

Il mio diario di scuola del 1980
Grazie Cedmax per questa foto dal London Museum!

Scritto da il 01 Dicembre 2019 | Tags: ,

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