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Il tavolino da Sbuccia

Il tavolino da Sbuccia

“Sono il tuo regalo!” disse entrando il signore dai capelli grigi . Neanche dopo aver raggiunto l’età matura F. aveva perso la mania di fare battute che capivano solo lui e alcuni abitanti rettiliformi del pianeta Sgnork . Pietosamente la sorella alla quale era rivolto il saluto di F.  sorrise comprensiva da dietro il bancone, e ai clienti del locale Sbuccia fu chiaro che non era giusto commentare ironicamente un così evidente caso di sfigataggine famigliare. Perchè F. a questo compleanno della sorella non aveva regalato un altro cd di Samuele Bersani, ma gli aveva confezionato una visita a sorpresa, traversando con il suo veicolo a metano il Passo del Turchino, da Piacenza fino a Finalborgo.  Bhe, insomma, è stato un bel pomeriggio, dicono.

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Sbuccia è un bellissimo posto a Finalborgo (Sv), ci bevete, ci mangiate cose liguri e piacentine, ci leggete il giornale, libri, vi collegate al WiFi gratuito, ci comprate delle cose belliffime, c’è la Giulia e c’è il Gigi, che da Piacenza sono andati a vivere e lavorare in Liguria con le loro ragazze e  la loro labrador colore della notte.  Oh, la prossima settimana a FinalBorgo c’è Giro…giro Borgo!!

 

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Qualcosa di sinistro

“Benvenuti”. L’avviso luminoso balenava nell’aria, fra i granelli di polvere in sospensione all’inizio del lungo corridoio. La voce della guida podcast risuonava negli auricolari sottopelle dei lobi dei giovani visitatori di Palazzo Montecitorio, sovrastata solo dall’ancora potente voce dell’anziano professor Beccaris, il loro docente di Storia Contemporanea Vera, che li richiamava al rispetto per quei luoghi. “Che palle di gita!” – pensava Stefano riavvitando il tappo dell’acqua gasata portata da casa – “sarà anche bella Roma… ma la quarta B era andata a NuovoMondo Park di Parma, quella sì era una figata, con la ChemicalShaker che ti rotea a 5G… e invece noi qui nella ex-capitale, a sentire ‘ste stronzate…” La voce guida continuava imperterrita: “… sede della Camera Dei Deputati fino al 6 Gennaio 2015, quando il governo di unità nazionale Lega Nord – Movimento 5 Stelle presieduto dall’On. Ferdinando Pizzacchiotti spostò la capitale a Milano, fra il giubilo dei cittadini di tutta Italia…” Stefano avrebbe voluto urlare “Ma chi se ne frega dico io, roba di 20 anni fa, adesso abbiamo l’AutoGoverno Elettronico Gaia-Mente., non abbiamo più tutto quel casino che racconta mio padre, i depucosi lì… i deputati che litigavano, rubavano e sbagliavano tutto! Mio papà lo sa, lui ha partecipato agli scontri nelle fila dei Forconi Stellati, ha lottato contro i Vecchi e gli extracomunitari, lui!”

Gli studenti si affacciarono alla balconata riservata al pubblico: un inserviente accese il sistema 3D e la sala vuota si animò degli ologrammi ricreati dalle registrazioni video di vent’anni prima. Marco, il primo della classe, gli indicò un omino con i baffi nei banchi dei Democratici: “Quello era uno stronzo micidiale” disse a Stefano. Gli uomini erano vestiti in stile Vecchio, ancora con giacche e cravatte, una Vecchia sgallonata dalla parte opposta invece portava una maglietta con la scritta STRONZO CHI VOTA e urlava, il baffino rideva, la Presidente della Camera sbatteva un campanello, dei Vecchi smaniavano, altri indifferenti parlavano ai cellulari (i trasmettitori di una volta, che si dovevano tenere in mano!). I nostri Padri della Nazione agitavano dei cartelli ARRENDETEVI, la loro capogruppo sussurrava all’orecchio dell’On. Marpioni, poi abbracciandolo in una foto celebrata negli ebook di storia della Nuova Nazione.

Davanti ai brufolosi ed annoiati studenti della quarta C del Liceo Scientifico G.C. Associati di Pavia, il sinistro epilogo del governo tecnico di Mario Diraghi, ultimo atto della vecchia Repubblica Italiana, si riproduceva come una recita di fantasmi. Il volume era altissimo. Stefano ruttò.

di FFrancesco

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benvenuti

 

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L’anno del Bum

bum

 

L’anno del Bum

di FFrancesco

(scritta per l’ iniziativa “La Stanza Ucronica” di Neuromancer ). Licenza Creative Commons )

8 aprile 1963. Lido di Ostia (Roma)

I vigili del fuoco avevano lasciato avvolta la manichetta dell’autobotte: non c’erano fiamme da spegnere. Della villetta dell’ingegner Chittofrati non restava quasi più niente, solo macerie e un cratere profondo più di 6 metri. “Sapevo che avevano un laboratorio nel garage” – stava raccontando al comandante dei vigili un vicino di casa – “ma non hanno mai disturbato, nessun rumore, vedevo solo qualche bagliore dalle finestrelle quando portavo fuori il cane, penso facessero qualche lavoro di saldatura, robe così. Poi stamattina… Bum!”

Da una Fiat 1300 blu scesero due tizi vestiti di grigio, il più alto mostrò al comandante un tesserino. “Buongiorno, siamo Rossi e Martini, del Ministero degli Interni. L’ingegner Chittofrati e il Prof. Majori si occupavano di un progetto di interesse nazionale, se la zona è in sicurezza da questo momento delle indagini ci occupiamo noi, sta arrivando una nostra squadra di tecnici.”

“Non ci sono state fiamme, Dott. Rossi, non abbiamo trovato nè feriti nè vittime, i danni sono solo all’edificio oggetto dello scoppio. C’è stato uno spostamento d’aria, forse un’esplosione che si è sviluppata verso l’alto… qualche testimone veramente afferma di aver visto qualcosa che si muoveva verso l’alto… dei ragazzini parlano di una specie di razzo volante…“ –  “Comandante, lasciamo stare le fantasie dei ragazzini, l’ingegnere si occupava di nuove tecnologie per riscaldamento, avranno visto volare per aria una sua caldaia. Si limiti a fornire questa versione nel suo rapporto e con chiunque glielo chieda. Se non c’è altro la prego di allontanarsi con i suoi uomini, ecco è arrivata la nostra squadra, la zona verrà transennata. La saluto, grazie per la collaborazione, comandante…” “…Guidoni. Buongiorno, ce ne andiamo subito”.

Rossi e Martini rimasti soli guardarono il cratere e poi il cielo. “Quei cervelloni di Chiti e Majorana allora ce l’hanno fatta prima del previsto, hai sentito cos’hanno detto dai radar di Ciampino…” – “Sì, hanno visto la sua traccia passare nei cieli di Roma e scomparire. Dopo neanche due minuti hanno chiamato dalla pista di San Damiano a Piacenza che era atterrato un veicolo non identificato in mezzo ai loro F84! Per fortuna che Ettore aveva in tasca la tessera del SIFAR, gli avieri stavano per sparargli!”.

1 luglio 1978. Ministero Degli Interni, Roma.

“In diretta da Roma, capitale d’Italia e della Confederazione dell’Europa Unita, vi parla Mauro De Mauro: Il Presidente del Consiglio Aldo Moro, accompagnato dal Ministro della Tecnologia Enrico Mattei, e dal Vicepresidente del Consiglio Enrico Berlinguer, ha deposto stamattina una corona al Sepolcro Majorana, dove riposa l’emerito Cavaliere della Repubblica Prof. Ettore Majorana, nel terzo anniversario della sua scomparsa. L’On. Moro, alla guida dell’appena insediato governo di Unità di Sviluppo Nazionale, ha ricordato che proprio grazie ai suoi studi ed esperimenti, nonchè all’intraprendenza e creatività italiane, sono state aperte nuove frontiere per la nazione e l’umanità intera: solo due mesi fa è stata inaugurata la terza colonia italiana su Marte, battezzata Nuova Vajont. Il Senatore a Vita Ing. Carlo Chiti, suo collaboratore nella scoperta e realizzazione del Motore Quantistico, invenzione ammirata ed invidiata da tutto il mondo, ha parlato ricordando gli anni di collaborazione con il compianto Professore, dal primo veicolo sperimentale, che era poco più di un boiler a due posti, alle odierne astronavi di linea da 200 passeggeri che attraversano il sistema solare, costruite dalla Ferrari Spazio di Modenapolis…”

Anche Rossi e Martini stavano guardando la diretta dal primo canale RAI, nel loro ufficio di Roma: “Ma poi si è capito dove si era ficcato il Professore per 15 anni? Nel ‘38 lo avevano dato per scomparso, morto suicida, e poi si presenta una mattina alle 5 alla Sapienza, come dal nulla…” – “Non crederai anche tu alla storia del rapimento alieno, eh? Quei fogli dove aveva disegnato le teorie del motore quantistico avevano una grafia sconosciuta, è vero, ma io credo alla sua versione della scrittura in codice per evitare i nazisti prima e russi e americani poi. Sarà stato un po’ svitato, ma quello era un genio, punto. Se penso alla faccia dei nostri colleghi della CIA quando è atterrata la nostra Lupa 6 sulla Luna con due anni d’anticipo sul loro piano Apollo! Versami un’altra Vecchia Romagna, dai”.

 

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Accordo fatto?

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Sogno o son mesto

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Tanti tanti anni fa, il paese di Credulonia era diverso, non si stava bene come adesso. Sulla via principale, piena di luci, che conduceva alla Piazza passeggiavano i cittadini, e davano ogni tanto un’occhiata alle vetrine illuminate dei negozi, che mostravano merci di ogni genere, con grandi cartelli SALDI, SCONTI, LIQUIDAZIONE TOTALE. Tuttavia quasi nessuno si fermava ad acquistare qualcosa, qualcuno magari entrava, si provava i capi di vestiario o le scarpe, ma ordinavano poi tutto da casa attraverso una specie di piccola scatola magica (tutti ne avevano una, allora), e la merce proveniva anche da lontanissimo, addirittura da oltre le Montagne. Tutti avevano anche una scatola luminosa più grande, che narrava storie, e ti faceva venire voglia di comprare cose bellissime, come bevande nere in tazze piccoline o dolcetti svuota aria per la panza di chi mangiava troppo (sì, si mangiava troppo!).
Un giorno da questa scatola spuntò un nanetto Burlone, faceva molto sorridere i Credulonesi e promise che avrebbe portato la felicità a tutti, che non c’era bisogno di fare niente, bastava sorridere. Non come i Serioni, quella gente triste e noiosa sempre a lamentarsi.
Così tanti abitanti di Credulonia lo proclamarono Re, e anche se lo vedevano portarsi via le loro figlie nel Palazzo Reale, e accumulare il loro grano nei suoi magazzini, gli volevano sempre bene, perchè si diceva fosse il prezzo da pagare per la felicità.
I Serioni però erano sempre arrabbiati, e non si sa perchè, ma sempre più gente diceva in giro che avevano ragione, anzi quasi tutti, e un giorno scesero in Piazza con i forconi e le torce, volevano comandare loro e chiudere finalmente il nanetto Burlone nelle segrete del Castello.
Ma mentre i Serioni si dirigevano in corteo verso la Piazza, dalle scatole luminose piccole dei Credulonesi spuntò un folletto Salterino, che disse loro che il capo dei Serioni, quel brutto e pelato che veniva dalle Montagne, era uguale al nanetto Burlone e voleva solo sostituirlo per renderli tristi.
Così quando i trecento Serioni arrivarono in Piazza davanti al Palazzo Reale, dalle vie spuntarono trecento Credulonesi dietro al folletto Salterino, e dal Palazzo ne uscirono altri trecento cittadini, con in mano una pergamena firmata dal nanetto Burlone, dove era promessa la felicità a vita.
Cominciarono a darsele di santa ragione, non si capiva chi avrebbe vinto, anche se i Serioni stavano soccombendo sotto i morsi dei seguaci del nanetto e i calci con gli stivaloni delle bande di Salterino, quando una voce tonante rimbombò nella Piazza. Un reggimento di cavalieri con gli elmi cornuti arrivarono guidati da una Regina bionda, che colpì il selciato con il suo scettro luminoso. Un bagliore accecante, una lampo di fulmine spazzò via i contendenti, che fuggirono seminudi e bruciacchiati nascondendosi dove potevano. “Io malediko quevzto Paeze! Non avrete più scatole luminoze e uzerete zolo koze koztruite con legno di alperi. SPREEEDDD SU DI FOI!!!”
E da allora figlio mio, si vive felici e contenti.

 

 

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Ebooks

Ci ho messo un po’ a scriverlo

autore

 

Eccomi mentre creo “Pancho – Missione di Soccorso”, il racconto che Barabba oggi ha pubblicato QUI . Un seguito del raccontino fantanostalgicodemenziale “La Battaglia di Hunz” che era contenuto nella raccolta “L’Ennesimo Libro Della Fantascienza“, distribuita gratuitamente in formato ebook.

Contiene cowboys, soldatini, tute spaziali, briciole, sorelle senza scrupoli, la Ternana, petardi e ovviamente tanto Lego. E, bho, spero che vi piaccia.

Pancho Missione di Soccorso

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Accadde

1963

1963

Semplicemente uno screenshot da Google Immagini alla ricerca “1963”. Martin Luther King e John Kennedy assassinati, Mohammed Ali, la Lamborghini, Romy Schneider, Steve McQueen, i Beatles, Bob Dylan e Suze Rotolo, Peter Sellers, Marlon Brando, Liz Taylor, Rolling Stones, la rivista Popular Electronics, la Ducati Scrambler, il Bologna Football Club, The Children of The Damned, Claudia Cardinale… e anche gente non famosa. Come il sottoscritto, nato oggi 50 anni fa.

“…a fast car, a coast to reach, and a woman at the end of the road.” (Jack Kerouac – On The Road)

 

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Accadde

Incontro di Natale

rifugio-segadelli

Stasera, la sera di Natale, ho fatto un incontro. Ve lo racconto cambiando solo qualche nome/località per rispetto al signore che ho incontrato.

Per digerire il pranzo di Natale io e mia moglie decidiamo di fare due passi in centro, fa già buio, camminiamo fra le luci e i negozi illuminati anche se chiusi. Alla fine della via che sfocia sulla piazza del Duomo incontriamo dei nostri amici, ci fermiamo a chiacchierare. Un rumore di qualcuno che cade, un signore è lungo disteso dietro di noi. In tre lo aiutiamo a tirarsi su, non è svenuto, ha un’aria confusa, – Sono scivolato..
Avrà una sessantina d’anni, alto, robusto, porta degli occhiali da lettura sul naso, un giaccone di buona fattura, dei pantaloni di velluto chiaro eleganti, un paio di scarpe che mi sembrano Timberland. Ha un borsello, e un pacchettino di plastica trasparente che gli è caduto, perde liquido. Contiene due flaconi di shampoo o bagnoschiuma, si saranno aperti o rotti nel cadere.
Si regge in piedi da solo, – Ero di fretta, dovevo telefonare a mia moglie… Gli diciamo di sedersi su una panchina della piazza a pochi metri, ci arriva da solo, lo aiutiamo a mettergli a posto i pantaloni che si erano un po’ abbassati. Vicino a lui siamo rimasti solo io, il mio amico e le nostre mogli, due ragazzi che ci avevano aiutato a tirarlo su si sono dileguati senza una parola.
Sono indeciso se chiamare il 118, il signore potrebbe anche avere avuto un malore o un ischemia, però si regge in piedi e dall’aspetto sembra un signore benestante che probabilmente abita da quelle parti – Come si sente? Dobbiamo chiamarle qualcuno…? – Mia moglie è in Argentina… abito vicino alla stazione… – Ma si sente di tornare a casa? Non vuole che chiami qualcuno, un parente o anche un’ambulanza? – No, qui non ho nessuno che può venire. Ho dei parenti, ma non verrebbero… sa come sono i parenti… torno a casa da solo, non si preoccupi.. – Senta, l’accompagno per un pezzo… Il signore sta in piedi ma lo vedo ancora un po’ traballante. Non sento odore di alcool, non mi sembra ubriaco, continua a sembrarmi una persona di ceto medio-alto e scolarizzato, parla bene senza inflessione dialettale, potrebbe essere un professore, un avvocato, un ingegnere. Dico al mio amico che lo accompagniamo io e mia moglie, loro abitano fuori città, inutile che vengano anche loro.
Mentre attraversiamo la piazza, mi dice che è alloggiato al dormitorio vicino alla stazione di Piacenza, che una volta era ridotto malissimo, ma che adesso l’hanno messo in ordine, che è venuto anche il sindaco due volte a vederlo. Mi dice che è malato, che gli avevano trovato un tumore più di dieci anni prima, che adesso ne ha un altro e deve andare dai medici a fare delle cure – Prende delle medicine? Forse è per questo che è scivolato… – Sì, ne prendo anche per la glicemia… Non so se il dormitorio apre prima delle otto (sono quasi le sette di sera) ma forse c’è già qualcuno… – Ci sta solo per dormire? – Sì, è un monolocale, ci siamo in una decina di persone, chi è malato come me, chi non ha nessuno o qualcuno che ha avuto dei problemi con l’alcool…- Di giorno dove sta? – Eh, ho da fare, devo andare dai dottori… oggi avevo preso le vitamine (alza il sacchetto dei bagnoschiuma rotti, all’arancia direi, dall’odore fortissimo).
Intanto stiamo costeggiando la cancellata dei Giardini che portano alla stazione, non è un bel posto da passarci di notte, ma non mi fa paura, sia io che mia moglie abbiamo abitato nei dintorni da piccoli e poi oggi è Natale, cosa vuoi che…. Ma il signore ci spaventa: – Non passiamo da quella parte. Ci sono sempre due neri… una gang… (Ecco, per la prima volta penso chi me l’ha fatto fare di venire fin qua, che avrei dovuto chiamare…) – I carabinieri… – I cosa? – Lì… Una macchina dei carabinieri a fari spenti e motore acceso davanti al grattacielo di Piacenza. Non so se rassicurarmi o preoccuparmi di più. Vabbè, attraversiamo e siamo sul piazzale della stazione, davanti al centro commerciale illuminato da una vertigine di luminarie. – Tutto a posto? La posso lasciare qui? Non ci siamo neanche presentati… – Mi chiamo G., la ringrazio, è stato molto gentile. – Piacere, Francesco. Buonasera, e auguri. Si riposi.
Lo guardiamo andare verso il lato destro della stazione, io e mia moglie ci giriamo, ci affrettiamo di tornare sui nostri passi e arrivare prima possibile a casa. Sulla strada ci scambiamo ipotesi su G., a casa ci ripromettiamo di guardare sul sito di Chi l’ha visto e cercare il dormitorio dove sarebbe andato, non conosciamo nessuna casa accoglienza da quelle parti.
A casa non trovo nessuno di simile sul sito di Chi l’ha visto, mentre mia moglie trova il dormitorio. Si tratta di un edificio ristrutturato anni fa, in gestione alla Ronda della Carità, c’è un numero di telefono, chiamo.
– Buonasera, mi scusi, ho accompagnato un signore che era caduto in Piazza Duomo, mi ha detto che alloggiava lì…
– Sì, è tornato da poco un nostro ospite, ho visto che aveva il giaccone sporco… aveva un giaccone di colore X?
– Sì, mi ha detto di chiamarsi G., che sua moglie è in Argentina… ero indeciso se chiamare il 118, ma poi ho visto che stava abbastanza bene e l’ho accompagnato.
– … L’abbiamo qui da qualche giorno.. Si è accorto che ha la testa un po’… come dire… confusa?
– Sì certo… ho chiamato perchè mi erano venuti dei dubbi, avevo paura di aver sbagliato a lasciarlo lì.
– Ha fatto bene, la ringraziamo molto per averlo accompagnato. Buon Natale.

Così ho scoperto che esiste il Rifugio Segadelli, presso la Stazione di Piacenza:

“Al rifugio Segadelli, dietro alla stazione, ogni notte trovano riparo dieci persone, italiani e stranieri tra i 18 e i 60 anni. Li unisce una situazione comune: la mancanza di una casa, di un lavoro e di una famiglia. Il risultato della crisi economica ma anche di una serie di errori che hanno portato alla rottura degli equilibri familiari e sociali. Lo scorso anno, gli accessi al rifugio Segadelli sono stati 550, nel 2012 il dato è destinato ad aumentare. La fascia d’età in crescita è tra i 50 e i 60 anni, quella degli esodati che perdono il lavoro ma per la pensione è ancora troppo presto. Finire in mezzo a una strada diventa sempre più facile. In prima linea per aiutare gli ultimi, da quindici anni a Piacenza, c’è la Ronda della Carità composta da ventitre volontari. (…). Chi volesse contribuire, può recarsi al rifugio Segadelli o contattare il responsabile al numero 3357000986.”*

*da: http://www.liberta.it/

Aggiornamento: il 31 dicembre sono passato al Rifugio, che si trova camminando lungo la destra della facciata della Stazione di Piacenza, dopo un bar sull’angolo trovate una porta sul lato destro. Qui ho incontrato il responsabile Sig. Gianni Bonadè; al momento mi ha detto che non c’è urgenza di sacchi a pelo come indicato nel video. G. è ricoverato, al momento è stabile, ma il quadro clinico corrisponde alla gravità che mi aveva raccontato la sera del 25.  A lui, ai suoi ospiti, ai volontari e volontarie e a chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui, un forte augurio di Buon Anno.

Foto: Cravedi

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Compliments, Mr. Obama

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