L’anno del Bum

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L’anno del Bum

di FFrancesco

(scritta per l’ iniziativa “La Stanza Ucronica” di Neuromancer ). Licenza Creative Commons )

8 aprile 1963. Lido di Ostia (Roma)

I vigili del fuoco avevano lasciato avvolta la manichetta dell’autobotte: non c’erano fiamme da spegnere. Della villetta dell’ingegner Chittofrati non restava quasi più niente, solo macerie e un cratere profondo più di 6 metri. “Sapevo che avevano un laboratorio nel garage” – stava raccontando al comandante dei vigili un vicino di casa – “ma non hanno mai disturbato, nessun rumore, vedevo solo qualche bagliore dalle finestrelle quando portavo fuori il cane, penso facessero qualche lavoro di saldatura, robe così. Poi stamattina… Bum!”

Da una Fiat 1300 blu scesero due tizi vestiti di grigio, il più alto mostrò al comandante un tesserino. “Buongiorno, siamo Rossi e Martini, del Ministero degli Interni. L’ingegner Chittofrati e il Prof. Majori si occupavano di un progetto di interesse nazionale, se la zona è in sicurezza da questo momento delle indagini ci occupiamo noi, sta arrivando una nostra squadra di tecnici.”

“Non ci sono state fiamme, Dott. Rossi, non abbiamo trovato nè feriti nè vittime, i danni sono solo all’edificio oggetto dello scoppio. C’è stato uno spostamento d’aria, forse un’esplosione che si è sviluppata verso l’alto… qualche testimone veramente afferma di aver visto qualcosa che si muoveva verso l’alto… dei ragazzini parlano di una specie di razzo volante…“ –  “Comandante, lasciamo stare le fantasie dei ragazzini, l’ingegnere si occupava di nuove tecnologie per riscaldamento, avranno visto volare per aria una sua caldaia. Si limiti a fornire questa versione nel suo rapporto e con chiunque glielo chieda. Se non c’è altro la prego di allontanarsi con i suoi uomini, ecco è arrivata la nostra squadra, la zona verrà transennata. La saluto, grazie per la collaborazione, comandante…” “…Guidoni. Buongiorno, ce ne andiamo subito”.

Rossi e Martini rimasti soli guardarono il cratere e poi il cielo. “Quei cervelloni di Chiti e Majorana allora ce l’hanno fatta prima del previsto, hai sentito cos’hanno detto dai radar di Ciampino…” – “Sì, hanno visto la sua traccia passare nei cieli di Roma e scomparire. Dopo neanche due minuti hanno chiamato dalla pista di San Damiano a Piacenza che era atterrato un veicolo non identificato in mezzo ai loro F84! Per fortuna che Ettore aveva in tasca la tessera del SIFAR, gli avieri stavano per sparargli!”.

1 luglio 1978. Ministero Degli Interni, Roma.

“In diretta da Roma, capitale d’Italia e della Confederazione dell’Europa Unita, vi parla Mauro De Mauro: Il Presidente del Consiglio Aldo Moro, accompagnato dal Ministro della Tecnologia Enrico Mattei, e dal Vicepresidente del Consiglio Enrico Berlinguer, ha deposto stamattina una corona al Sepolcro Majorana, dove riposa l’emerito Cavaliere della Repubblica Prof. Ettore Majorana, nel terzo anniversario della sua scomparsa. L’On. Moro, alla guida dell’appena insediato governo di Unità di Sviluppo Nazionale, ha ricordato che proprio grazie ai suoi studi ed esperimenti, nonchè all’intraprendenza e creatività italiane, sono state aperte nuove frontiere per la nazione e l’umanità intera: solo due mesi fa è stata inaugurata la terza colonia italiana su Marte, battezzata Nuova Vajont. Il Senatore a Vita Ing. Carlo Chiti, suo collaboratore nella scoperta e realizzazione del Motore Quantistico, invenzione ammirata ed invidiata da tutto il mondo, ha parlato ricordando gli anni di collaborazione con il compianto Professore, dal primo veicolo sperimentale, che era poco più di un boiler a due posti, alle odierne astronavi di linea da 200 passeggeri che attraversano il sistema solare, costruite dalla Ferrari Spazio di Modenapolis…”

Anche Rossi e Martini stavano guardando la diretta dal primo canale RAI, nel loro ufficio di Roma: “Ma poi si è capito dove si era ficcato il Professore per 15 anni? Nel ‘38 lo avevano dato per scomparso, morto suicida, e poi si presenta una mattina alle 5 alla Sapienza, come dal nulla…” – “Non crederai anche tu alla storia del rapimento alieno, eh? Quei fogli dove aveva disegnato le teorie del motore quantistico avevano una grafia sconosciuta, è vero, ma io credo alla sua versione della scrittura in codice per evitare i nazisti prima e russi e americani poi. Sarà stato un po’ svitato, ma quello era un genio, punto. Se penso alla faccia dei nostri colleghi della CIA quando è atterrata la nostra Lupa 6 sulla Luna con due anni d’anticipo sul loro piano Apollo! Versami un’altra Vecchia Romagna, dai”.

 

Scritto da il 09 Aprile 2013

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